10) Dostoevskij. Sulla Rivoluzione francese.
In questa lettura, tratta da un'opera minore, Dostoevskij
manifesta la sua opinione sulla Rivoluzione francese ed in
particolare su Fraternit, Libert, Uguaglianza.
F. M. Dostoevskij, Note invernali su impressioni estive (vedi
manuale pagine 225-226).

 Di chi aver dunque paura? Degli operai? Ma adesso anche gli
operai son diventati tutti dei proprietari nell'anima: tutto il
loro ideale sta nel divenire proprietari e nell'accumulare la
maggior quantit di cose possibili: cos  la loro natura. E la
natura degli uomini non vien data loro cos, per niente. Tutto ci
 stato coltivato nei secoli, e dai secoli  stato plasmato. Non 
facile cambiare il carattere nazionale, non  facile staccarsi da
abitudini secolari, ormai penetrate nella carne e nel sangue.
Allora, dei contadini? Ma i contadini francesi sono i proprietari
pi ottusi, ovvero il migliore e il pi completo ideale di
proprietario che ci si possa immaginare. Dei comunisti, allora? O,
infine, dei socialisti? Ma questa gente s' duramente screditata,
a suo tempo, e il borghese, nella sua anima, nutre per essi un
profondo disprezzo; la disprezza, s, e intanto, comunque, ne ha
paura. S, ecco,  questa gente che egli ancora teme. Ma ci si
potrebbe chiedere che cosa mai abbia da temere. L'aveva in fondo
gi predetto l'abate Siys nel suo celebre pamphlet che il
borghese  tutto, Che cos' il tiers tat? Nulla. Cosa
dev'essere? Tutto. Ed  proprio successo come lui aveva
affermato. Di tutte le parole proferite a quel tempo, solo queste
si sono realizzate; loro soltanto son rimaste. Ma il borghese
continua ancora in qualche modo a non credere a ci, bench tutto
ci che  stato detto dopo le parole dell'abate Siys sia stato
soltanto uno sproposito, e sia scoppiato come una bolla di sapone.
E infatti: poco dopo di lui han proclamato: Libert, galit,
fraternit. Molto bene. Che cos' la libert? La libert. Quale
libert? La libert, per tutti uguale, di fare quello che si
vuole, nei limiti della legge. Quando  possibile fare tutto
quello che si vuole? Quando si possiede un milione. La libert d
un milione a testa? No. Che cos' un uomo senza un milione? Un
uomo senza un milione  colui che non fa tutto quello che vuole,
bens  colui del quale si fa tutto quello che si vuole. Cosa
dunque ne consegue? Ne consegue che, oltre alla libert, c'
ancora l'uguaglianza, e precisamente l'uguaglianza davanti alla
legge. Di quest'uguaglianza davanti alla legge si pu dire
soltanto che nelle forme in cui essa viene adesso applicata, ogni
francese pu e deve prenderla per un'offesa fatta a lui
personalmente. Che cos' dunque rimasto della formula? La
fratellanza. Bene, quest'articolo  il pi curioso e, occorre
riconoscerlo, ha costituito fino ad oggi la principale pietra
d'inciampo dell'occidente. L'uomo occidentale discorre infatti di
questa fratellanza come d'una grande forza motrice dell'umanit, e
non s'accorge che la fratellanza non la si potr trovare da
nessuna parte, fino a che essa non esister nella realt. Che fare
dunque? Bisogna realizzare la fratellanza a qualsiasi costo. Fatto
sta tuttavia che realizzare la fratellanza non  affatto
possibile, in quanto che  lei stessa a farsi di per s, ed 
data, la si trova in natura. Ma nella natura francese, e in genere
in quella occidentale, di fratellanza non se n' riscontrata; s'
riscontrato invece il principio personale, il principio dello
starsene per conto proprio, dell'autoconservazione intensiva,
dell'autosufficienza, dell'autodeterminazione del proprio Io
personale, della contrapposizione di questo Io alla natura tutta e
a tutta la restante umanit in quanto singolo principio autonomo,
e di per s solo assolutamente uguale e equivalente a tutto quello
che esiste al di fuori di esso. Bene, da una tale contrapposizione
non poteva certo derivare la fratellanza. Perch mai? Perch nella
fratellanza, nella fratellanza vera non  la singola personalit,
non  l' Io che deve arrabattarsi per affermare il proprio diritto
all'aver egual peso ed egual valore di tutto il rimanente, ma
proprio questo rimanente dovrebbe esso stesso andare da tale
singola personalit che rivendica il proprio diritto, da questo io
singolo, e, senza che glielo si chieda in alcun modo, ammetterne
l'equivalenza in peso e valore con se stesso, cio con tutto quel
che esiste al mondo. Non solo, ma questa stessa personalit
ribelle ed esigente dovrebbe, dal canto suo, in primo luogo
sacrificare tutto il suo Io, tutta se stessa per la societ, e non
solo non dovrebbe esistere un diritto suo personale, ma, al
contrario, dovrebbe cederlo alla societ senza condizione alcuna.
Ma la personalit occidentale non  abituata a un tale andamento
delle cose: essa rivendica con la lotta, esige questo preciso
diritto, vuole che tutto venga ben spartito: e non ne viene certo
fuori la fratellanza.
F. M. Dostoevskij, Note invernali su impressioni estive, Editori
Riuniti, Roma, 1984, pagine 71-73.
